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Counseling e demenza

 

  Il concetto che si tratti di malattia inguaribile ma curabile si sta facendo strada in maniera sempre più diffusa, con una crescente attenzione alla qualità della vita del malato e della famiglia. L’obiettivo non è quello, a tutt’oggi irrealistico, della guarigione, bensì quello di occuparsi del malato attenuando la sofferenza, ottimizzando le risorse cognitive e relazionali, creando un ambiente fisico e umano sufficientemente flessibile e attento ai bisogni, nel pieno rispetto della dignità delle persone.

 

Counseling con il malato

 

  Una premessa importante è la valorizzazione del ruolo della comunicazione all’interno del contesto familiare e la necessità di considerare il valore ontologico della persona umana, che con questa malattia subisce delle modificazioni; per chi assiste, l’onere maggiore è quello di conservare il rispetto per la persona e di mantenere vivo il calore affettivo nonostante le difficoltà che si incontrano nel prestare assistenza.

 

  La demenza compromette la capacità di comunicazione del paziente, che costituisce per i familiari e gli operatori il fondamento di successo per qualsiasi strategia assistenziale. La persona malata è in grado di ascoltare, nello stesso tempo può non comprendere ciò che gli si dice, così come può manifestare difficoltà nell’utilizzo corretto delle parole; il vocabolario che è stato acquisito si riduce, con la conseguente tendenza ad utilizzare frasi sempre più povere; la capacità di memorizzare ciò che l’interlocutore dice si affievolisce sempre più. In questo contesto, l’atteggiamento di chi si pone in contatto con il malato assume grande importanza. La capacità di interpretare il linguaggio, fatto non più di espressioni verbali compiute e significanti, ma spesso fatto di comportamenti, di atteggiamenti del corpo, di espressioni del viso, è di fondamentale importanza per stabilire una relazione significante.

 

  Il Counseling può essere definito come un processo di interazione tra due persone, il cui scopo è quello di trasmettere abilità e competenze atte a favorire lo sviluppo delle potenzialità e il miglioramento delle risorse dell’individuo. Il processo di Counseling enfatizza l’importanza dell’autopercezione, dfell’autodeterminazione e dell’autocontrollo; Nell’approccio al demente tutto questo diventa particolarmente pregnante, per la natura della malattia e per la difficoltà a comunicare con un paziente che viene colpito anche nelle sue facoltà comunicative.

 

  Gli approcci riabilitativi condividono l’obiettivo di migliorare la qualità della vita e di potenziare le risorse residue del malato, nel tentativo di rallentare la progressione della malattia piuttosto che di ripristinare le funzioni lese.

 

Counseling con i familiari

 

  Quando si parla di demenza è necessario ricordare che, accanto all’individuo direttamente colpito dalla malattia, esiste una seconda vittima: la famiglia.

 

Nelle demenze sono frequenti disturbi del comportamento che l’individuo non è in grado di controllare ne prevenire; questi non sono mai intenzionali né tanto meno provocatori. Sono dovuti al danno cerebrale correlato alla malattia, che compromette sia la capacità di apprendere nuove conoscenze, sia di compiere attività della vita quotidiana. Ne derivano momenti di ansia e agitazione, repentini cambi di umore, aggressività verbale e fisica. I disturbi comportamentali costituiscono un problema clinico non sempre di facile gestione, una importante fonte di stress assistenziale per i familiari e sono quelli più difficili da accettare; la percezione che il paziente “non è più lui” innesca meccanismi di difesa e di rifiuto con conseguenti difficoltà di relazione e una accentuazione della sintomatologia da parte del malato.

 

  I sintomi non cognitivi sono riscontrabili nel 90% dei pazienti affetti da demenza e possono essere presenti già nelle prime fasi della malattia; sono eterogenei, fluttuanti ed influenzabili da variabili somatiche e ambientali; rappresentano una delle maggiori cause di istituzionalizzazione per lo stress ed il carico assistenziale del caregiver, figura di riferimento per il malato e spesso individuata all’interno della famiglia. Il malato appare apatico e /o indifferente, ha perso interesse verso il mondo che lo circonda, verso gli amici e i familiari, è meno spontaneo o meno attivo del solito. Sembra agire impulsivamente, fa o dice cose che di solito non direbbe o farebbe in pubblico, si irrita o si arrabbia con facilità e presenta rapidi cambiamenti di umore.

 

  Assistere un paziente affetto da demenza è un impegno faticoso che si ripercuote sulla salute fisica ma soprattutto sullo stato psicologico di chi sene prende cura, perché oltre a far fronte alle difficoltà pratiche causate dalla malattia, come la necessità di riorganizzare l’ambiente dove si vive e di prestare cure e assistenze continue, ciò che maggiormente addolora i familiari è dover perdere progressivamente la persona cara e accettare che non sarà più quella di prima. La frustrazione che deriva dal consistente investimento di energie e la delusione di vedere il paziente peggiorare nonostante gli sforzi fatti, può scatenare nel caregiver stati d’ansia o di depressione ed emozioni quali rabbia, collera o ostilità nei confronti del malato stesso; fastidio ed intolleranza verso eventuali comportamenti bizzarri. In questo contesto diventa importante affrontare la malattia cercando un aiuto esterno: fare Counseling, attraverso la relazione di aiuto, significa sostenere l’individuo in un processo finalizzato a superare un disagio, attivando o riattivando risorse utili al proprio sviluppo e a fronteggiare le situazioni che si presentano nella vita quotidiana. E’ uno spazio di ascolto, supporto e orientamento, all’interno di una relazione basata sul riconoscimento, sul rispetto, e sulla congruenza.

LA DEMENZA

 

  Il termine deriva dal latino e significa “essere privato della propria mente”.

Descrive una serie di sintomi riscontrabili in alcune malattie dove vi sia deterioramento o perdita di cellule cerebrali. Con tale termine si indica un declino globale delle capacità intellettive, che si manifesta in una persona chiaramente vigile. La demenza è caratterizzata dalla presenza di un deficit della memoria sia a breve che a lungo termine, che si associa alla perdita di altri processi cognitivi come il linguaggio, il ragionamento astratto, la capacità di calcolo, di coordinare i movimenti e di riconoscere oggetti e persone.

  Si considerano demenze primarie o degenerative quelle forme di progressivo deterioramento delle funzioni cognitive che accompagnano alcune malattie del Sistema Nervoso Centrale con interessamento delle strutture sottocorticali, come Parkinson, Demenza a corpi di Lewy, Corea di Huntinghton, Paralisi Sopranucleare Progressiva, Degenerazione Cortico-basale, Idrocefalo Normoteso, e altre a prevalente interessamento della corteccia cerebrale come Alzheimer e Malattia di Pick.

LIBERO NEWS.IT

 Umbria: da Confcommercio e Confcooperative progetto 'Casamica' per assistenza domiciliare

  […] società consortile creata ad hoc per la promozione dell'attività di assistenza familiare domiciliare, grazie alla presenza sui singoli territori di counseling point specializzati, concepiti come punti di riferimento strategici sia per la famiglia che per le assistenti familiari. […]

 

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